Vivere la celiachia in Sicilia


Vivere la celiachia in Sicilia

La Sicilia, crocevia di culture e religioni diverse, è a livello gastronomico tra le più inclusive regioni italiane.

In Sicilia si mangia ovunque e si mangia anche molto bene ed essere diagnosticati celiaci o intolleranti al glutine è un vero colpo al cuore, o sarebbe meglio dire alla gola.

 

Vivere la celiachia in Sicilia - Villa PalagoniaIn realtà è proprio il nostro amore viscerale per il cibo che ci rende dei celiaci fortunati, visto che in Sicilia si ha la fortuna di poter mangiare gluten free in una grande molteplicità di posti.

Fino a qualche anno fa era abbastanza difficile trovare del cibo senza glutine accettabile nei ristoranti o delle pizze degne di questo nome.

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita esponenziale di locali che propongono nei loro menù le varianti gluten free, complice sia l’aumento di diagnosi di celiachia che di gluten sensitivity, la sensibilità al glutine non celiaca.

Professionisti del settore alimentare che prima disconoscevano la malattia si sono ritrovati a convivere con la celiachia in famiglia, oppure hanno subito la sempre più crescente richiesta dovuta alla pressione che noi malati facciamo in ogni locale in cui entriamo e dove spesse volte ci siamo sentiti esclusi.

Tutto ciò ha portato ad un grande cambiamento, ad un’apertura da parte degli chef che si sono rimboccati le maniche, hanno seguito dei corsi mirati e hanno imparato a gestire non solo la materia prima senza glutine, ma anche le infinite possibilità di contaminazione che sono presenti nella cucina di un ristorante.

 

Nelle grandi città come Palermo, Catania o Messina è sicuramente possibile assaggiare le specialità gastronomiche dolci e salate locali.

Nella grande cittadina in provincia di Palermo in cui vivo io, Bagheria (la conoscete di certo per via del film Baaria di Giuseppe Tornatore), esistono svariate offerte: panifici esclusivamente gluten free, paninerie e pizzerie, oltre che molti ristoranti che, pur gestendo una cucina non dedicata in esclusiva al gluten free, sanno muoversi in tale ambito con serietà e competenza.

Non solo gelati, dolci, pizze, sfincione (la pizza alta in teglia tipica siciliana), arancine, cannoli e panini con le panelle e le crocchette, ma anche la cucina di altre etnie come la cucina araba, la cucina persiana, spagnola e così via.

 

In realtà forse solo nei piccoli paesi dell’entroterra (con le dovute eccezioni) è più difficile trovare locali informati, ma fortunatamente, invece, ormai tutti i supermercati hanno un reparto gluten free dove trovare snack, panini, piadine o altri prodotti salva pasto.

Vivere la celiachia in Sicilia - Villa TrabiaPer quanto riguarda la gestione amministrativa, la mia regione è un po’ carente e non al passo con i tempi.

Sappiamo che ogni regione ha una gestione sanitaria a sé e che decide, non tanto sul tetto di spesa pro capite che segue le direttive nazionali, quanto sulla spendibilità del buono spesa destinato ai celiaci diagnosticati.

Se sull’iter diagnostico seguito in Sicilia non ci sono appunti da fare, o almeno non macroscopici, sul buono e la possibilità di spenderlo c’è largo margine di miglioria.

Il buono è consegnato sotto forma di tessera munita di codice a barre e può essere speso unicamente nelle farmacie provviste di prodotti gluten free e nei negozi specializzati che hanno una vasta offerta di prodotti senza glutine.

Non è possibile spendere i buoni nei supermercati o ipermercati e non è possibile frazionarlo, acquistando un prodotto in una farmacia e un secondo prodotto in altro punto vendita.

 

La farmacia o il negozio “scarica” il buono mensilmente e per intero: una volta che lo acquisisce può essere speso per l’importo totale solo in quel dato negozio.

Questo è un grosso limite che spero a breve venga superato, dando modo di comprare solo ciò che serve e dove si preferisce in base all’offerta dei singoli negozi, come avviene in alcune regioni del nord.

Annualmente si è tenuti a recarsi alla ASL di appartenenza per depositare la documentazione che attesta che si è celiaci e che si necessita della somministrazione di prodotti senza glutine: sarà cura della ASL rinnovare la scheda o la pratica cartacea per la durata dell’intero anno.

Molte strutture ospedaliere hanno un reparto di gastroenterologia in cui almeno uno specialista si occupa di celiachia, seguendo il paziente nel percorso di diagnosi a partire dal suggerire gli esami ematochimici da effettuare alla successiva gastroscopia con biopsia.

Se tutti i test risultano positivi alla celiachia, si passa dalla ASL per aprire la pratica che consente di ottenere il buono mensile. A seconda delle realtà locali, questo iter può risultare farraginoso e lento, congestionando gli uffici preposti e costringendo i pazienti a tornare più volte per evadere la pratica.

Se da un lato tutta la trafila da seguire snerva, dall’altro lato ci consoliamo con del cibo senza glutine di altissimo livello.

La Sicilia è gluten friendly: tra una visita alla cappella Palatina e un giro a Villa Palagonia, non lascia a digiuno nessuno, residente o turista che sia!

 

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