Come si reagisce alla diagnosi della celiachia


Celiachia e vita sociale

Rubrica senza glutine a cura della blogger Sonia Mancuso,

la nostra Cassata Celiaca

La diagnosi di celiachia, specie se in età adulta, è sempre un vero trauma.

Non è subito chiaro di cosa si tratti, specie se non si hanno riferimenti a parenti o amici celiaci come noi e quindi si affronta la tematica per la prima volta.

Quando la nebbia si dirada e si cominciano a vedere i contorni di quella che è sì una malattia, ma è anche una delle pochissime malattia trattabili solo con una dieta alimentare, ci si rende conto della portata di questo disturbo.

Spesso serve una ricerca dettagliata su cosa si possa mangiare, si interpella il medico specialista e poi ci si tuffa nel web per colmare le varie lacune. Ci vogliono mesi, ma anche anni per accettare e affrontare la diagnosi. Non per nulla è previsto anche un supporto psicologico per poterne accettare la celiachia.

Quando il quadro è chiaro e si ha la lunga lista di tutti i cibi consentiti e non, di cosa siano le contaminazioni e di come evitarle, muniti del buono mensile che lo Stato eroga, si va a far la spesa (in farmacia o nei negozi di prodotti gluten free, in alcune regioni anche nel supermercati devo i buoni sono spendibili).

Di solito si ricomincia da capo anche in cucina, si devono imparare a conoscere le farine senza glutine, la loro resa, si cercano le ricette adatte e si iniziano le sperimentazioni alla ricerca della resa ottimale.

E’ questione di tempo: chi prima e chi poi, tutti riescono a entrare nella routine, nel meccanismo della consultazione del prontuario AIC, della ricerca di ricette affidabili, si scopre che anche in casa quasi tutto è fattibile con risultati eccelsi, del confronto con gli altri celiaci, della ricerca del locale gluten free informato e si tenta di riportare tutto alla normalità.

Se dipendesse solo dal celiaco, dopo lo smarrimento iniziale, la quotidianità avrebbe la meglio e si troverebbe un equilibrio perfetto. Ma la celiachia è anche una malattia che tocca il sociale.

La maggior parte delle volte è proprio a livello sociale che si soffre di più, specie se il celiaco è un bambino.

L’ignoranza in materia e quindi l’indifferenza e la superficialità delle persone sono la parte più difficile da digerire. Non ci si rende conto subito di questo, lo si affronta mortificazione dopo mortificazione.

Feste comandate, pizza e birra con gli amici, eventi gastronomici, sagre, matrimoni, feste di compleanno, feste a scuola e via discorrendo sono spesso un vero motivo di stress, IL vero motivo di stress.

Cosa mangerò? Ci sarà qualcosa senza glutine? Cosa devo portarmi da casa? Mia suocera ricorderà che sono celiaca? Alla festa di compleanno del compagnetto di scuola le altre mamme ricorderanno che il mio bambino è celiaco? Come gli insegnerò che non può mangiare le stesse cose degli altri bambini? Chissà che pizzeria sceglieranno? Faranno anche la pizza senza glutine? E se non la fanno io cosa mangio?

E’ un continuo temere, sentirsi a disagio, a volte sentirsi fuori luogo e non volere attirare l’attenzione su di sé e la propria intolleranza. Gli altri ci fanno sentire malati, anche quando non sentiamo di esserlo.

Da qui nascono le continue battaglie per sensibilizzare parenti, amici, colleghi, insegnanti, capi scout, locali e scuole.

Pur non essendo più considerata malattia rara, la celiachia è conosciuta poco da chi non l’ha incontrata sul proprio cammino. Per fortuna sembra che le cose stiano cambiando e il mercato risponde sempre più alle richieste pressanti dei celiaci e delle persone sensibili al glutine, che pur non essendo celiaci, devono eliminarlo dalla dieta per ritornare in buona salute. Risultato di questa campagna mediatica è che moltissimi prodotti senza glutine possono essere reperiti nei supermercati e molto locali sono disposti ad offrire menù senza glutine, con la conseguenza che la gente ha maggiore familiarità con termini come “gluten free”, “celiachia”, “contaminazioni crociate” e inizia a prendere con più serietà la cosa. A livello sociale questo si traduce nella cognata brava cucinare che ti prepara la pizza senza glutine; nella mamma del compagnetto che ha trovato la ricetta dei muffin gluten free e li prepara per tutti perché senza glutine son buoni; nella pizzeria che tiene se non altro le basi senza glutine congelate e una birra senza glutine per ogni evenienza.

E il nostro essere italiani a tavola, con il concetto di convivialità che si concretizza di fronte ad un buon piatto di spaghetti e le feste comandate di fronte a banchetti luculliani è ancora possibile con e senza glutine.

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